TURISMO, VIAGGI ORGANIZZATI AL PALO: “A RISCHIO 13MILA IMPRESE E 86MILA LAVORATORI”

Gennaio 7, 2022 15:24

ROMA – Se una parte del mondo del turismo prova a vedere la luce in fondo al tunnel – anche se i danni specialmente a causa dell’assenza degli stranieri e soprattutto nelle città d’arte continuano a essere gravi ed evidenti come ha ricordato anche ieri sera il presidente di Federalberghi Bernabò Bocca a Porta a Porta – c’è un comparto, quello del turismo organizzato, che è rimasto al palo durante tutta la pandemia, cioè quasi due anni.

Per denunciare questa situazione spesso sottovalutata i rappresentanti delle varie associazioni di tour operator e agenzie viaggi che ne fanno parte si sono riuniti a Roma in una conferenza stampa dall’eloquente titolo “Non c’è più tempo”.

I numeri non lasciano dubbi: a rischio ci sono 13 mila imprese e 86 mila addetti. Un settore, quello organizzato, che fatturava 13,3 miliardi nel 2019, che ha visto un crollo a 3 miliardi nel 2020 e chiuderà il 2021 in una situazione ancora peggiore, sui 2,5 miliardi di ricavi, con una riduzione superiore all’80%.

Del resto i viaggi degli italiani verso l’estero segnano nel 2021 un -92% a causa della chiusura di quasi tutte le mete extra Ue.

Il Business Travel ha perso tre quarti del suo giro d’affari e il settore eventi registra un tonfo dell’80%. Anche l’incoming organizzato è crollato, la presenza di stranieri ha subito un calo del 54,6%, mentre il turismo scolastico si avvia ad essere completamente azzerato per il terzo anno consecutivo.

Il ministro del Turismo Massimo Garavaglia ha subito convocato i presidenti Pier Ezhaya (Astoi Confindustria Viaggi), Franco Gattinoni (Fto Confcommercio), Ivana Jelinic (Fiavet Confcommercio), Enrica Montanucci (Maavi Conflavoro Pmi), Domenico Pellegrino (Aidit Federturismo Confindustria) e Gianni Rebecchi (Assoviaggi Confesercenti) e ha promesso il massimo impegno del Governo: “Il loro è stato un settore fortemente penalizzato dagli effetti economici della pandemia – dice il ministro – e le loro richieste sono sacrosante”.

“Allo studio – aggiunge – anche l’applicazione al turismo organizzato di alcuni interventi previsti nel Pnnr Turismo. Per venire incontro alle loro richieste è necessario, direi indispensabile, lasciare al turismo la quota di risorse destinate al bonus vacanze e non spese”.

Le associazioni denunciano che gli aiuti governativi sono arrivati con il contagocce e, di fatto, a fronte di una perdita del settore in 20 mesi pari a 20,5 miliardi, il governo ha stanziato ad oggi soltanto 657 milioni (128 milioni ancora da distribuire), coprendo solo le perdite subite da marzo a luglio 2020. Tour operator e agenzie di viaggio dall’inizio della pandemia sono stati costretti a fare un uso massiccio degli ammortizzatori sociali: tuttora la quasi totalità delle imprese ha il personale in cassa integrazione al 100%, ma la Cig Covid è in scadenza a fine dicembre.

“Senza estensione – spiegano – sono già a rischio disoccupazione 40mila addetti su 86mila; si stima infatti che il 98% delle aziende non coprirà il costo del lavoro senza ammortizzatori e più dell’80% ricorrerà ai licenziamenti. Nel comparto, inoltre, il 70% degli occupati sono donne (60mila) e questa crisi causerà la perdita di occupazione, professionalità e tante imprese in rosa”.

Adesso la variante Omicron non fa ben sperare per il prossimo futuro, “benché l’Oms – sottolineano – abbia messo in guardia i Paesi dall’imporre ulteriori restrizioni ai viaggi senza prima aver ottenuto chiare evidenze scientifiche e nonostante la Ue abbia raccomandato di adottare un approccio basato sulla condizione personale del viaggiatore più che sul generico rischio Paese. Approccio auspicabile in ragione dell’alto tasso di vaccinazione raggiunto in Europa e dei protocolli che consentono di muoversi in sicurezza”.