MONDIALE ULTRATRAIL: AQUILANO MICHELINI IN FINALE, “PORTO IN ALTO NOME DELLE MONTAGNE D’ABRUZZO”

Settembre 3, 2026 17:58

PESCARA – C’è un Abruzzo che corre lontano, sulle creste delle montagne, attraverso sentieri che sembrano non finire mai. È l’Abruzzo di Alessandro Michelini, atleta aquilano, ultratrailrunner e skyrunner, cofondatore della Maiella Trail, squadra elite abruzzese di ultratrail e skyrunning.

Alessandro ha appena conquistato uno dei traguardi più prestigiosi del mondo dell’ultratrail: la finale mondiale UTMB, affrontando una gara di 175 chilometri con circa 10.000 metri di dislivello positivo nel massiccio del Monte Bianco.

Per comprendere la dimensione dell’impresa basta immaginare di partire dal livello del mare e, lungo il percorso, salire complessivamente per una quota superiore a quella dell’Everest. Il tutto correndo per 175 chilometri attraverso le Alpi, tra salite, discese, notte, fatica e condizioni ambientali estremamente impegnative.

Ma dietro questo risultato c’è una storia che va oltre lo sport.

Alessandro è infatti chirurgo orale a tempo pieno e padre di due splendidi bambini. Una vita professionale e familiare intensa, alla quale ha scelto di non sottrarre tempo per inseguire il proprio sogno sportivo.

“Per me la famiglia viene prima di ogni cosa”, racconta. “Per questo ho sempre cercato di concentrare gli allenamenti nelle ore notturne, quando tutti dormono. È in quelle ore che la montagna entra in sintonia con la mia anima. Correre di notte è diventato il mio modo di allenarmi senza togliere tempo alle persone che amo”.

UN ANNO DIFFICILE

La strada verso questa finale mondiale, però, è stata tutt’altro che semplice.

“A marzo ero al top della forma fisica. Poi, improvvisamente, è arrivata una diagnosi che mi è piombata addosso come un secchio di acqua gelata. I grandi edemi presenti all’interno delle ossa avrebbero potuto provocarne la frattura da un momento all’altro, e sono stato costretto a fermarmi per quasi due mesi”.

La situazione lo ha costretto a rinunciare alle gare preparatorie che aveva programmato e a modificare completamente il percorso verso l’appuntamento più importante della stagione.

“Ho dovuto rinunciare a tutte le gare che avrebbero dovuto prepararmi all’UTMB. Sono arrivato quindi sulla linea di partenza senza quelle certezze che normalmente un atleta cerca prima di affrontare una gara di questa portata”.

E davanti a lui c’erano i migliori ultratrailrunner del pianeta.

“Essere lì, insieme ai top mondiali, mi intimoriva. Sapevo quanto fosse alto il livello. Ma ero lì. E a quel punto dovevo semplicemente correre”.

175 CHILOMETRI PER ENTRARE NELL’ÉLITE MONDIALE

L’UTMB è molto più di una lunga corsa in montagna. È una prova estrema di resistenza fisica e mentale.

175 chilometri di percorso e circa 10.000 metri di dislivello positivo significano attraversare un ambiente alpino per un tempo interminabile, affrontando salite e discese fino a quando il corpo e la mente chiedono di fermarsi.

È una gara nella quale non basta essere forti: bisogna saper gestire alimentazione, energie, sonno, dolore, condizioni meteorologiche e soprattutto la propria testa.

Alessandro ha portato a termine questa sfida conquistando un risultato che lo proietta nel ristretto gruppo degli atleti più forti al mondo nella disciplina dell’ultratrail.

“Concludere l’UTMB è stata un’emozione difficile da descrivere. Dopo tutto quello che era successo durante l’anno, arrivare al traguardo ha avuto un significato enorme. Non era soltanto una gara finita. Era la dimostrazione che, nonostante tutto, ero riuscito ad arrivare fin lì”.

IL NOME DELL’ABRUZZO SULLE MONTAGNE DEL MONDO

Dietro la soddisfazione personale c’è anche l’orgoglio di rappresentare una terra che nell’ultratrail sta conquistando sempre maggiore spazio.

Alessandro è infatti cofondatore della Maiella Trail, squadra Elite abruzzese che riunisce atleti impegnati nell’ultratrail e nello skyrunning.

“Portare il nome dell’Abruzzo in una competizione internazionale di questo livello è per me motivo di grande orgoglio. Quando corro non porto con me soltanto il mio nome. Porto le montagne abruzzesi, il Gran Sasso, la Maiella, i luoghi dove mi sono allenato e dove ho imparato ad amare questo sport”.

CHIRURGO, PADRE, ULTRARUNNER

La sua storia racconta anche un modo diverso di vivere lo sport.

Non ci sono settimane trascorse interamente in montagna, né giornate dedicate esclusivamente agli allenamenti. Ci sono interventi chirurgici, responsabilità professionali, una famiglia e due bambini.

E poi, quando la casa si spegne, comincia l’allenamento.

“Quando tutti dormono, io indosso le scarpe e vado a correre. È il momento in cui posso dedicarmi alla mia passione senza togliere tempo alla mia famiglia”.

È proprio nella notte che Alessandro dice di trovare il senso più profondo della sua passione.

“La montagna di notte è il luogo in cui riesco veramente a ritrovare me stesso. Non ci sono telefono, lavoro, responsabilità o rumore. Ci siamo io, il sentiero e la montagna. È lì che la mia anima entra in sintonia con quello che sto facendo”.

Ma questo traguardo non sarebbe stato possibile senza le persone che gli sono state accanto durante tutto il percorso.

“Voglio ringraziare innanzitutto il mio team di assistenza, che ha svolto un lavoro incredibile, mio fratello e mia cognata, che mi hanno sostenuto con una dedizione straordinaria, mia moglie e tutta la mia famiglia. È stato un vero sacrificio, fatto anche da loro, e a loro devo tutto”.

E aggiunge: “ai miei figli dico che ci saranno momenti difficili, in cui sembrerà che tutto remi contro di voi. Ma ricordate che le tempeste non durano per sempre e che, con dedizione, sacrificio e pazienza, ogni cosa può trovare la sua strada. Non mollate mai, inseguite i vostri sogni qualsiasi essi siano e sappiate che, dietro ogni vostro passo, ci sarà sempre il vostro “papino”, la mamma e la vostra famiglia tutta”.