L’AQUILA – Tre giorni di arte contemporanea diffusa nel territorio, tra paesi, sentieri, conventi e paesaggi d’alta quota.
Si è conclusa l’Edizione Zero della Biennale del Gran Sasso, il progetto nato per mettere in relazione produzione artistica contemporanea, paesaggio e comunità attraverso un programma itinerante che, da venerdì a domenica scorsi, ha attraversato Santo Stefano di Sessanio, Poggio Picenze, Barisciano, Campo Imperatore e Castel del Monte.
Dopo la presentazione ufficiale del 16 settembre a Palazzo Cappa-Cappelli, sede della Fondazione Giorgio de Marchis Bonanni d’Ocre, e i giorni di studio e ricerca condotti dagli artisti nei territori attraversati dal Cammino del Gran Sasso, la Biennale è entrata nel vivo con un fine settimana nel quale installazioni site-specific, performance, incontri, escursioni, laboratori e sperimentazioni sonore hanno composto un unico percorso artistico distribuito nel paesaggio.
Ad aprire il programma, venerdì 18 settembre a Santo Stefano di Sessanio, è stata Serena Vittorini con Galateo, installazione site-specific accompagnata da una performance realizzata in collaborazione con la Corale Novantanove. Piazzetta Carlo del Prete e gli spazi del paese hanno costituito il primo scenario del percorso della Biennale, proseguito con un aperitivo in piazza e, in serata, con Transumare, performance sonora di Marco Fiorenza, Federico Fontana e Damiano Notarpasquale.
La giornata di sabato 19 settembre si è sviluppata tra Poggio Picenze e Barisciano, facendo del movimento attraverso il territorio una parte integrante dell’esperienza artistica.
Nella Valle del Campanaro, raggiunta attraverso escursioni e un servizio di navette, la mattinata si è aperta con Archivio Animato, laboratorio sperimentale di animazione partecipativa e memoria orale curato da Erick Cuevas e Debora Panaccione. Il lavoro sulla memoria e sulle testimonianze del territorio ha preceduto la presentazione di “Intervallo”, opera scultorea di Wendi Yang, seguita dalla performance sonora Leeft.
Nel pomeriggio il programma ha accompagnato i partecipanti dalla Valle del Campanaro verso Barisciano, proseguendo al Convento di San Colombo, dove Filippo Gregoretti ha presentato “Aion | Chronos”, installazione sonora concepita in relazione allo spazio e alla dimensione temporale del luogo.
Il Convento ha ospitato anche il talk “Eventi nel Paesaggio – Arte, ruolo della formazione e tracce responsabili nel territorio”, con Lorenzo Bruni, momento di confronto dedicato al rapporto tra pratiche artistiche, formazione, paesaggio e responsabilità degli interventi culturali nei territori.
Con il calare della sera, la programmazione si è spostata progressivamente verso la dimensione audiovisiva e sonora: il videomapping curato da Diego La Chioma ha dialogato con l’architettura del complesso, mentre Aion | Chronos è tornato nella forma di performance sonora. La serata è proseguita con “De-centramento di controllo”, spoken word e performance sonora di Chimaira + Rukus, per concludersi con Metonimia, ulteriore intervento sonoro inserito nel programma della Biennale.
Domenica 20 settembre la manifestazione ha raggiunto l’alta quota di Campo Imperatore. Al Rifugio Le Fontari, Simone Cametti ha presentato Terre di Passo, performance e installazione luminosa pensata in relazione alla specificità del paesaggio montano. Contemporaneamente, il FabLab con incisore laser e stampante 3D ha introdotto nel programma un momento laboratoriale dedicato alle tecnologie di fabbricazione digitale, mettendo in relazione sperimentazione artistica, manualità e innovazione.
Nel pomeriggio la Biennale si è spostata a Castel del Monte, dove Piazzetta San Rocco ha ospitato il talk “Essere Paesi – Oltre l’opera”, dedicato alla riflessione sul rapporto tra produzione culturale, comunità e territori.
A chiudere il programma artistico dell’Edizione Zero è stata Veronica Vagnoni con “Come carne cruda”, performance presentata alle 19, seguita da Stic, performance sonora che ha accompagnato la conclusione delle tre giornate.
La Biennale del Gran Sasso ha così costruito, nel corso del weekend, una geografia artistica estesa, nella quale le opere non sono state semplicemente collocate all’interno di spazi espositivi, ma hanno cercato una relazione diretta con i luoghi: dalle piazze dei paesi ai sentieri, dalla Valle del Campanaro al Convento di San Colombo, fino agli spazi aperti di Campo Imperatore.
Un’impostazione coerente con il carattere stesso del progetto, nato dall’esperienza del Cammino del Gran Sasso e dalla volontà di interrogare le possibilità di incontro tra arte contemporanea e territori interni dell’Appennino, facendo del paesaggio non uno sfondo, ma una componente attiva della ricerca artistica.
Protagonisti dell’Edizione Zero sono stati Serena Vittorini, Simone Cametti, Wendi Yang, Veronica Vagnoni e Filippo Gregoretti, selezionati tra oltre 250 candidature provenienti dall’Italia e dall’estero, e impegnati nei giorni precedenti la manifestazione in sessioni di studio e ricerca tra i paesi, i sentieri e i rifugi del Gran Sasso.
L’Edizione Zero ha rappresentato dunque il primo passaggio di un progetto che intende sviluppare un modello di produzione culturale capace di instaurare una relazione continuativa tra ricerca artistica, patrimonio materiale e immateriale, formazione, comunità e paesaggio.
La Biennale del Gran Sasso nasce dalla collaborazione tra Cammino del Gran Sasso, Frequenze dal Gran Sasso e Fondazione Giorgio de Marchis Bonanni d’Ocre, con il coinvolgimento delle Accademie di Belle Arti dell’Aquila e di Roma, della Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per le province dell’Aquila e Teramo, il supporto del Parco Nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga, il sostegno della Fondazione Carispaq e il patrocinio dei Comuni coinvolti.
“È stata un’esperienza unica ed emozionante, soprattutto sotto il piano umano ed interrelazionale. Non abbiamo portato l’arte contemporanea nei paesi ma i paesi all’interno delle opere d’arte in un clima di amicizia e partecipazione unico tra staff, artisti e comunità locali. Il tutto è stato frutto di un lavoro corale straordinario soprattutto da parte della direzione artistica composta da Luca Pasquali, Patrizia Cianforlini e Valentina Bosio e la curatela del prof. Maurizio Coccia e Sara Dias”, ha commentato Andrea Lolli, presidente della Biennale.