CARO VACANZE: RIVOLTA CONTRO BOOKING.COM, CLASS ACTION ALBERGHI, “IMPONE PREZZI, IMPEDISCE SCONTI”

Agosto 11, 2025 7:57

L’AQUILA  Nella stagione delle polemiche per le spiagge mezze vuote, e degli italiani che non se le possono e vogliono più permettere, ad incidere sul caro vacanze non ci sono non solo solo ombrelloni, ristoranti, gelati e quant’altro, ma anche il costo dell’alloggio, in alberghi e B&b.

In tal senso, fa notizia la class action avviata da migliaia di albergatori europei contro Booking.com, la piafforma per prenotazioni on line olandese, di proprietà della Booking Holdings, statunitense. Il motivo sono le clausole che hanno impedito agli hotel di offrire tariffe più basse o condizioni migliori di quelle del portale su qualsiasi altro canale di vendita.

Booking.com rischia ora di dover pagare miliardi di euro di risarcimenti. L’azione legale, coordinata dall’associazione europea degli albergatori (Hotrec), l’Hotel claims alliance e una trentina di altre associazioni si basa su una sentenza della Corte di Giustizia dell’Unione Europea del 19 settembre 2024 che ha dichiarato illegali le clausole di parità dei prezzi, ossia degli accordi che impedivano agli hotel di proporre tariffe più basse altrove rispetto a Booking.com.

Grazie a questi accordi la piattaforma ha potuto dominare il mercato per oltre vent’anni. La sentenza europea non ha automaticamente ordinato risarcimenti – ha solo stabilito che quelle clausole violavano le leggi sulla concorrenza – ma ha fornito agli hotel la base legale per chiedere ora i danni subiti dal 2004 al 2024. Il caso sarà esaminato da un tribunale nei Paesi Bassi, dove Booking.com ha sede legale, e dove gli albergatori dovranno dimostrare le perdite economiche concrete causate da quelle pratiche commerciali.

Le clausole di parità dei prezzi erano disposizioni contrattuali che ogni hotel doveva accettare per essere presente su Booking.com. In sostanza, l’albergatore non poteva vendere le proprie camere a un prezzo inferiore su nessun altro canale, incluso il proprio sito web. Se una camera costava 100 euro su Booking.com, doveva costare almeno 100 euro ovunque. Questo sistema impediva agli hotel di offrire sconti per le prenotazioni direttamente sul loro sito, anche se su quelle non dovevano pagare le commissioni del 10-25% trattenute da Booking.com. Di conseguenza, gli hotel erano costretti a mantenere prezzi più alti ovunque, e i consumatori pagavano sempre la tariffa piena, gonfiata dalle commissioni della piattaforma.

La sentenza della Corte di Giustizia del 19 settembre 2024 è stata categorica: le clausole di parità dei prezzi, sia ampie che ristrette, non sono né necessarie né proporzionate per il funzionamento di una piattaforma di prenotazioni online.

I giudici hanno riconosciuto che Booking.com fornisce un servizio utile mettendo in contatto hotel e viaggiatori, ma hanno stabilito che la piattaforma può esistere e prosperare anche senza impedire agli hotel di offrire prezzi migliori sui propri canali diretti. Importante sottolineare che la sentenza non ha ordinato risarcimenti né ha imposto sanzioni: ha solo stabilito che quelle clausole violavano l’articolo 101 del Trattato sul funzionamento dell’UE, che vieta gli accordi anticoncorrenziali.

Questa sentenza ha fornito agli hotel l’arma legale che aspettavano da anni. Con una pronuncia definitiva della massima corte europea sull’illegalità delle clausole, gli albergatori hanno ora una base solida per chiedere i danni.