PESCARA – “Noi non prendiamo in giro nessuno, ma non vogliamo che lo facciano con noi. Soprattutto utilizzando argomenti che non rispondono a fatti reali. E ci dispiace che sia proprio l’assessore Zaira Zamparelli a puntare, a sproposito, il dito contro una categoria già in forte difficoltà”.
Così, in una nota, il segretario provinciale di Confartigianato Pescara, Fabrizio Vianale, ribatte alle affermazioni arrivate dal Comune dopo il rinnovo, per sessanta giorni, dell’ordinanza Cenerentola.
“Ridurre una proposta articolata come quella degli esercenti di via Battisti e piazza Muzii ad una semplice questione di orari estivi, peraltro mal compresa, è francamente inaccettabile – prosegue Vianale – I titolari dei locali sono andati in Comune con un ventaglio di opzioni che sono di buon senso non soltanto per loro, ma per la vita e l’economia di tutta la città. Sono stati chiamati e si sono seduti a un tavolo che avrebbe dovuto essere di ascolto e di mediazione, ma l’altra parte, perché ci ostiniamo a non considerarla una controparte, non era presente”.
“Hanno comunque presentato un piano che non era un aut aut, ma l’inizio di una discussione che potesse portare a un punto di caduta condiviso. Orari più ampi d’estate, nel periodo clou dell’anno, quando Pescara si riempie di turisti che arrivano anche dalle altre città costiere, e più contenuti in autunno e inverno, con eccezione del periodo natalizio. In tutto trenta giorni di chiusure alle due di notte dei dodici mesi dell’anno. I dettagli sono stati ovviamente tutti formalizzati. Se ipotizzare una trattativa con disponibilità a venire incontro anche nelle chiusure estive è dire qualcosa di diverso e non tendere ulteriormente una mano per arrivare ad un accordo veramente siamo al paradosso”.
“L’intenzione degli esercenti, ieri come oggi, è quella di arrivare ad una condivisione con i residenti che porti a una convivenza sociale pacifica e produttiva. Lo ripetiamo da anni e da anni chiediamo una mediazione vera, non un facsimile di trattativa che poi, ogni volta, si risolve con un nulla di fatto. E non per colpa di chi chiede soltanto di lavorare”, conclude.