L’AQUILA – “Nessun miracolo, ma di certo un metodo. Un modello”.
Alla vigilia del nono anniversario del terremoto di Amatrice, il sindaco dell’Aquila Pierluigi Biondi, presidente dell’Anci Abruzzo, nonché responsabile nazionale Enti locali di FdI, rivendica il percorso della città come punto di riferimento per la ricostruzione post-sisma.
“Non si può parlare di miracolo – ha detto a margine della cerimonia di apertura della 731esima Perdonanza Celestiniana – ma sicuramente possiamo parlare di un modello che, se fosse stato utilizzato anche da altre parti, invece di dire ‘non faremo come all’Aquila’, forse avrebbe permesso ad altre popolazioni di essere un passo in avanti”.
Intorno una città che è ancora in cantiere ma viva. “Ricostruita in buona parte, con scuole, uffici e servizi centrali già restituiti alla collettività. Il 60% del nostro patrimonio edilizio è nel centro storico vincolato – ha spiegato il sindaco – e ogni restauro fa storia a sé. La ricostruzione privata ha potuto avanzare in modo più rapido, mentre quella pubblica ha dovuto superare regole e ostacoli più rigidi”.
“Se guardiamo in giro, o ai cugini di Amatrice, si vede che quello che è stato fatto qui è sicuramente molto – ha aggiunto – soprattutto se pensiamo che questa città ha dovuto recuperare in pochi mesi funzioni centrali fondamentali. Credo che sia stato un grande esperimento, perché prima dell’Aquila non c’era stata la ricostruzione di un capoluogo di Regione colpito in modo così esteso”.
Commentando l’accensione della fiaccola del Morrone da Piazza Palazzo ha poi aggiunto: “È un ritorno alle origini, secondo la tradizione reintrodotta nel 1983 dall’allora sindaco Don Tullio De Rubeis”.
“Un modo per testimoniare la capacità della città di sapersi reinventare quando serve – ha aggiunto – e di saper recuperare l’originalità quando le condizioni lo permettono. Tornare nella piazza che ospita il Palazzo di città significa rimettere al centro il luogo della sovranità popolare, della democrazia, della comunità”.
Biondi ha poi sottolineato la connessione tra la Perdonanza e la designazione dell’Aquila come Capitale italiana della cultura 2026: “È un binomio importante, un volano per la città. Questo è l’anno giubilare: tra il Giubileo dei Giovani e i visitatori prenotati, ci sono state finora oltre 25.000 presenze nella basilica di Collemaggio. La Perdonanza è la festa più importante del territorio e un grande preludio a ciò che ci attende nel 2026”.
Il primo cittadino ha poi risposto a una domanda in merito alla possibilità che Papa Leone XIV fosse chiamato aprire la Porta Santa in un’edizione futura, così come è stato per Papa Francesco nel 2022: “Sicuramente, la sua scelta di indossare la casula e i paramenti liturgici donati a Papa Francesco proprio a Collemaggio nella sua prima celebrazione liturgica è di buon auspicio – ha concluso – ci auguriamo che non si debba aspettare altri 700 anni per ospitare qui un nuovo pontefice”.