PREZZI ALLE STELLE, SEMPRE MENO ITALIANI IN SPIAGGIA. “VACANZE AL MARE DIVENTATE UN PRIVILEGIO”

Agosto 9, 2025 7:57

ROMA  – Prezzi alle stelle, italiani poveri e con i salari tra i più bassi d’Europa, non compensati dagli “altospendenti” e fuga dalle spiagge: questo il tormentone dell’estate. Anche in Abruzzo, in attesa dei dati ufficiali, ma con tante conferme “informali”, da parte di villeggianti e anche operatori del settore.

Mentre il ministro del Turismo Daniela Santanchè minimizza, parlando di destagionalizzazione, e dell’Italia che “si colloca ai vertici del mercato turistico nel Mediterraneo”, secondo una stima diffusa da Assobalneari, condivisa da molti operatori del settore, la stagione starebbe registrando una contrazione tra il 20% e il 30% rispetto agli anni precedenti, sia in termini di presenze che di consumi. E i servizi quali i bar, i ristoranti e il noleggio delle attrezzature subiscono anch’essi una sensibile riduzione dell’utilizzo.

Lo conferma anche uno studio dell’Osservatorio delle destinazioni balneari, redatto da JF Csrl, che conferma una riduzione dei turisti italiani e un incremento dei turisti provenienti dall’estero; un aumento dei daily user italiani che si recano in giornata nelle località balneari della penisola, senza quindi alloggiare fuoricasa.

Per dare una spiegazione del fenomeno si può allora fare riferimento ad un’analisi condotta dall’Adoc, Associazione per la difesa e l’orientamento dei consumatori, che rivela un’inflazione turistica diffusa che incide pesantemente su ogni aspetto delle vacanze, dal soggiorno al mare o in montagna, fino alle piccole spese quotidiane come il gelato.

Punta il dito contro il caro prezzi il Codacons e anche contro le “lacrime di coccodrillo” da parte dei gestori degli stabilimenti balneari, invitandoli a non speculare e ad abbassare  pittosto i listini.

Per l’Osservatorio JF Csrl delle destinazioni balneari si  un andamento assai difforme non solo da destinazione a destinazione, ma anche da operatore ad operatore presente nella stessa località, nonché una grande difficoltà per le situazioni mediane, quindi per destinazioni, operatori, servizi che si collocano “nel mezzo” (della qualità, del prezzo, dell’offerta, del posizionamento, etc.)

Inoltre lo studio mette in risalto come la “vacanza balneare” rappresentala vacanza primaria nel corso dell’anno per una quota elevatissima di italiani ed europei, più precisamente per il 51,2% dei connazionali che fanno almeno un periodo di vacanza di una settimana durante l’anno e per il 32,7% degli europei, sempre facendo riferimento ai residenti in altri Paesi europei che fanno almeno una vacanza settimanale, durante l’anno.

Mentre però i mercati stranieri tengono e in alcune destinazioni balneari segnano incrementi decisamente interessanti, pur partendo da indici percentuali già oggi significativi: tali mercati segnano un +5% di flussi, la vera scossa giunge dal mercato interno, quello nazionale che registrerà una riduzione del –1,1% di flussi complessivi.

La specifica lo studio occorre anche considerare che tali dati complessivi sono sostenuti dai connazionali che andranno al mare in giornata, per poi fare ritorno a casa in serata (che segnano un +1,9%), in quanto i “veri” turisti italiani che soggiorneranno lungo le nostre coste almeno una notte durante l’estate caleranno di un significativo -4,1%.

I referenti dei tour operator e le agenzie di viaggi indicano una riduzione delle vendite relative al prodotto Mare Italia sul mercato interno del -6,4%, mentre rimangono stabili gli indicatori di vendita relativamente al prodotto Mare estero.

Veniamo dunque allo studio dell’Adoc, per il quale il problema è il caro vacanze.

L’affitto di lettini e ombrelloni si conferma una delle voci di spesa più impattanti. Il costo giornaliero si attesta tra i 30 e i 50 euro, con notevoli differenze regionali. A ciò si aggiunge la spesa per il parcheggio che va mediamente dai 5-10 euro per le zone meno gettonate, ai 20-30 euro per le località più turistiche.

Le mete glamour raccontano tutt’altra storia, con prezzi che raggiungono cifre esorbitanti. Per una postazione deluxe a Forte dei Marmi si possono spendere più di 500 euro al giorno.

In Sardegna, in Costa Smeralda, un lettino matrimoniale con servizi esclusivi va dai 400 ai 550 euro al giorno. Le capanne di Venezia Lido spaziano da 215 euro in seconda fila, senza affaccio diretto su mare, ai 515 euro della prima fila.

A Portofino si spendono 350 euro al giorno. Non va meglio al sud, dove si spendono dai 100 ai 200 euro al giorno per due lettini e ombrelloni a Polignano a Mare fino ai 580 euro di Capri.

A questi prezzi blu, si aggiungono spesso nella prenotazione online “costi di servizio” variabili da 10 a 30 euro, giustificati dalla gestione della prevendita e dell’assistenza.

Gli aumenti non si limitano alle spiagge, ma si estendono a tutte le tipologie di alloggio: alberghi, agriturismi e family hotel.

Le strutture alberghiere del Centro-Nord hanno registrato un incremento medio del +3,5%, mentre nel Sud e nelle isole l’aumento sfiora il +5,2%. Una vacanza estiva per una famiglia di 4 persone può variare tra i 1.500 e i 3.800 euro per una settimana.

Un hotel 3 stelle può costare dai 2.000 ai 3.500 euro a settimana in alta stagione (mezza pensione/pensione completa).

La Riviera Romagnola si attesta tra i 2.500 e i 3.000 euro, mentre località esclusive come Positano (Costiera Amalfitana) raggiungono i 3.000 – 3.800 euro.

In bassa stagione, i prezzi scendono, variando tra i 1.500 e 2.500 euro. Tradizionalmente considerati un’alternativa economica, anche gli agriturismi subiscono un incremento dei prezzi, dovuto all’aumento dei costi operativi e al miglioramento dei servizi.

Se un tempo una notte costava 70-80 euro a persona, oggi in media si spendono 150/180 euro a notte, fino a raggiungere i 200-350 euro per sistemazioni di alta fascia.

Anche i family hotel, strutture specializzate nell’accoglienza di famiglie con bambini, mostrano una forbice di prezzi piuttosto ampia, specialmente in alta stagione.

Prendendo ad esempio il Trentino-Alto Adige, una settimana per una famiglia di quattro persone per il solo pernottamento può variare notevolmente: si parte da circa 650 euro fino a 1.128 euro per la fascia media-bassa.

Per le sistemazioni più esclusive, con prezzi a partire da 301 euro a notte, il costo per una settimana può oscillare tra i 2.000 e i 5.000 euro.

Anche le vacanze in montagna sono colpite dall’aumento dei prezzi. I rifugi alpini, in particolare, evidenziano costi elevati, giustificati da logistica complessa e costi di gestione in alta quota.

Nn sfugge al caro vacanze l’acqua del rubinetto: ricaricare una borraccia può costare 1 o 2 euro. Un semplice piatto di pasta supera i 20 euro. La mezza pensione costa tra i 60 e i 100 euro a persona.

Questi rincari minacciano di compromettere l’immagine della montagna come meta accessibile, trasformandola in una destinazione per un pubblico con maggiore disponibilità economica.

Anche il gelato artigianale non sfugge ai rincari. Un chilo di gelato artigianale si attesta tra i 25 e i 30 euro. Per un cono piccolo, la media in Italia si aggira sui 2,7 euro, ma può arrivare a costare 5 euro o anche di più in località turistiche o di villeggiatura.

A Ruvo di Puglia, in provincia di Bari, il cono gelato più caro d’Italia, 70 euro un costo “giustificato” dall’intera esperienza esclusiva e dall’utilizzo di ingredienti di altissima qualità e rarità.

Il prezzo al kg per una confezione multipla di gelato arriva in media a 8,50 euro nei supermercati, mezzo kg di gelato di marca (non i prodotti a marchio del distributore) costa in media 4,75-5,50 euro. All’aumento del prezzo per questa tipologia di gelato si affianca la “shrinkflation”, ovvero l’inflazione nascosta tramite la riduzione delle porzioni. I gelati su stecco hanno ridotto il loro volume medio del 15% dal 2002.

Un’ulteriore spesa è rappresentata dai prezzi elevati di prodotti di generi di prima necessità venduti in chioschi e mini-market delle località turistiche: dai 7-8 euro in media a panino (anche confezionato) ai 2-4 euro per una bottiglietta da litro di acqua.

“Ormai le vacanze non sono più quelle di una volta: il classico mese di ferie è diventato un privilegio per pochi. Chi può permetterselo, si concede al massimo una settimana di vacanza, al netto delle spese relative ai trasporti (aerei, treni, traghetti, auto private, etc.) che merita una riflessione a parte – commenta Anna Rea, Presidente adoc. Per molte persone, invece, le vacanze sono diventate un lusso irraggiungibile. Le disuguaglianze si ampliano e sempre più persone rinunciano del tutto a partire. Crescono invece le ‘vacanze mordi e fuggi’ nei fine settimana, brevi pause che spesso diventano l’unica possibilità di staccare dalla routine.”

“Oltre alle crescenti difficoltà economiche, emerge la sicurezza delle prenotazioni online, specialmente quelle effettuate tramite i social network. Sempre più spesso, i consumatori pagano anticipatamente solo per scoprire di essere stati vittime di una truffa. È anche per questo che stiamo ponendo particolare attenzione a questo settore. È fondamentale aumentare la consapevolezza su questi rischi e adottare precauzioni per proteggersi.”

L’Adoc invita i consumatori a una maggiore prudenza nella pianificazione delle vacanze estive 2025, consigliando di confrontare attentamente i prezzi, valutare alternative meno costose e prestare massima attenzione alle prenotazioni online, privilegiando piattaforme affidabili e verificando sempre la reputazione dei fornitori.

Infine il Condacons, che ricorda che come dice l’Istat, dal 2019 ad oggi le tariffe dei servizi quali lidi e piscine sono aumentate complessivamente del 32,7%, rendendo una giornata al mare sempre più un salasso per le famiglie, al punto che molte, come dimostrano i dati dei balneari, rinunciano del tutto alle spiagge a pagamento.

E per capire i livelli record raggiunti dai lidi ubicati sul nostro territorio, basti pensare che per la “tenda imperiale” del Twiga in Versilia la spesa raggiunge i 1.500 euro al giorno, 600 euro la tenda normale. Al Cinque Vele Beach Club di Pescoluse a Lecce, secondo i consumatori, chi prenota oggi per la data del 16 agosto presso la zona “exclusive” spende 940 euro optando per la formula con possibilità di rimborso se si annulla la prenotazione entro 30 giorni dall’arrivo.

All’Augustus Hotel di Forte dei Marmi invece la spesa per una postazione davanti al mare ad agosto è di 560 euro al giorno, e da diritto a 2 lettini singoli, uno matrimoniale, 2 sdraio, teli e cassaforte.

E ancora: al Nikki Beach Costa Smeralda la formula “Letto da spiaggia + divano” (lettini da spiaggia matrimoniali con un divano a due posti e un ombrellone) costa 550 euro al giorno, e include un credito di 230 euro utilizzabile sul menu (ma con servizio di bottiglia ridotto); 450 euro la cabana sulla spiaggia, 400 euro due lettini e ombrellone, tutti con credito da 230 euro incluso.

Per una giornata al mare nella spiaggia del prestigioso Hotel Excelsior del Lido di Venezia, la spesa per una capanna in prima fila è di 515 euro (con 2 sdraio, lettino con materasso, tavolo con posti a sedere e altri benefit.

Conclude il Codacons: “invece di attaccare le testate giornalistiche che affrontano il problema, i balneari dovrebbero fare un serio esame di coscienza e maggiore autocritica, evitando di utilizzare la scusante del caro-vita come giustificazione al calo delle presenze in spiaggia e preoccupandosi invece di ridurre le tariffe al pubblico.   Condividiamo l’affermazione dell’associazione di settore secondo cui esistono in Italia stabilimenti per tutte le tasche: i prezzi sono molto diversificati sul territorio e dipendendo dal livello dello stabilimento, dall’ubicazione e dai servizi offerti. Quello che però i balneari non dicono è che tutti i lidi, negli ultimi anni, hanno ritoccato al rialzo i propri listini al pubblico, prima con la scusa del Covid, poi a causa del caro-bollette. Aumenti applicati in modo indiscriminato in un momento di emergenza e di aggravio di costi in capo alle imprese del settore che non sono più rientrati, portando alla paradossale situazione odierna”

“Utilizzare la scusa del caro-vita per non fare autocritica e non ammettere i rincari, non aiuterà certo a far tornare i cittadini sulle spiagge. Per affrontare il problema, semmai, occorre partire da una reale riduzione delle tariffe praticate al pubblico dai lidi italiani”, conclude il Codacons