“RACCONTARE GRAN SASSO PER TURISMO SOSTENIBILE”, COCOCCETTA, “AI TEMPI DI DE MARCHI 500MILA PECORE”

Giugno 23, 2026 7:56

L’AQUILA – “Credo che il valore culturale assieme a quello ambientale della montagna sia la cosa più importante da raccontare, al pari degli eventi storici che rendono un luogo significativo, perché questo consente anche di favorire un turismo di qualità e un rispetto dei luoghi, perché la montagna non deve diventare un parco giochi”.

Sono queste le riflessioni di Luca Cococcetta, regista aquilano, 44 anni, che sarà protagonista, al fianco dell’assessore regionale alla Cultura e al Sociale, Roberto Santangelo, domani, mercoledì 24 giugno, della prima partecipazione dell’Abruzzo al Festival della Montagna, manifestazione organizzata ogni anno dal Trentino-Alto Adige a Bruxelles, presso la sala G2 del Parlamento europeo.

Prima della proiezione ci sarà un talk “Le montagne europee tra identità, sostenibilità e narrazione”, con la partecipazione di Santangelo, dell’europarlamentare Michele Picaro, la direttrice dell’ufficio di Bruxelles della Provincia autonoma di Bolzano Vesna Caminades, il direttore dell’ufficio di Bruxelles della Regione Veneto, Carlo Clini.

A seguire la proiezione del suo fortunato film “Monte Corno – I tought i was flying”,  che fa tornare lo spettatore all’agosto del 1573 quando Francesco De Marchi, uomo al servizio di Margherita d’Austria, all’età di 69 anni decise di arrivare sulla vetta del Corno Grande, al tempo chiamato Monte Corno realizzando un’impresa epica per il suo tempo.

“Il detto Monte era trenta du’anni che io desiderava di montarci sopra”, aveva detto l’alpinista prima di cimentarsi nell’impresa, per la quale fu accompagnato dal milanese Cesare Schiafinato e da Diomede dell’Aquila, con guida un cacciatore di camosci, Francesco Di Domenico, ingaggiato ad Assergi. In vetta arrivò il 19 agosto attraverso quella che oggi è la Via normale al Gran Sasso, e il giorno successivo esplorò anche la Grotta a Male di Assergi, e altre caverne nei dintorni.

Spiega ancora Cococcetta, ” va bene il turismo, per creare economia nelle aree interne, ma forse non può bastare. Per esempio lo stesso De Marchi racconta che c’erano 500.000 pecore quando lui è arrivato a Campo Imperatore, e questa come noto è stata una ricchezza enorme fino ai primi anni del ‘900 per i nostri territori. Oggi non lo è più, dobbiamo domandarci il perché”.

Attore protagonista, nel ruolo di De Marchi, l’astigiano Massimo Poggio, e con un cast composto dall’alpinista valdostano Hervè Barmasse, dal divulgatore scientifico e personaggio televisivo Mario Tozzi, dallo  storico della montagna Roberto Mantovani, dal giornalista e scrittore  Stefano Ardito, dal presidente del Cai L’Aquila Vincenzo Brancadoro.

“Riportare la pastorizia di qualità potrebbe essere una delle soluzioni? Non spetta a me dirlo, non ne ho le competenze, ma i pascoli ci sono ancora, la pastorizia è certo uno degli aspetti del vivere la montagna che oggi purtroppo è venuto meno, nella trasformazione che stiamo vivendo. Mi limito a dire che il film non racconta solo l’impresa di De Marchi, ma offre con le autorevoli testimonianze che abbiamo raccolto spunti di riflessione sul presente e il futuro della montagna”, conclude Cococcetta.