VISIONI MISTICHE E MOLTIPLICAZIONE DEL PECORINO, STUDENTI ARTISTICO RACCONTANO FRA’ BERARDINELLO

Giugno 7, 2026 8:57

L’AQUILA – Si tramanda che la vocazione baluginò in Berardinello mentre lavorava il suo campo con l’aratro trainato dai buoi a Fontavignone, in provincia dell’Aquila, vedendo passare una allegra comitiva di frati minori.

E questo lo portò a indossare anche lui il saio di San Francesco, a scendere in valle subequana, lungo il fiume Aterno, per bussare alla porta del non lontano convento San Giorgio degli Osservanti di Goriano Valli, per vivere nell’umiltà e nell’amore per il creato, dormendo su un umile pagliericcio, nutrendosi di pane secco, verdure e poco altro, scandendo la sua esistenza con miracoli e visioni mistiche, nella sua oasi di pace, dove anche i poveri trovavano conforto, aiuto e cure mediche, in un’epoca segnata dalla peste, dalla nera miseria, dalle vessazioni dei baroni e feudatari, dalle carestie, dal giogo dei Viceré spagnoli, che dominavano con pugno di ferro il Sud Italia, vessandolo con le tasse per finanziare le guerre dell’Impero in mezza Europa, per le quali furono arruolati a forza anche decine di migliaia di sudditi della loro colonia italiana. 

A questa affascinante figura, vissuta nel ‘600 e avvolta dall’oblio della storia, ha almeno donato una iconografia, finora mancante, il Liceo artistico dell’Aquila, dove gli studenti di sei classi hanno realizzato bassorilievi in terracotta, che ripercorrono in 14 scene la vita e le leggendarie gesta del santo, dalla moltiplicazione del pecorino alle miracolo delle uova.

Le scene sono state poi trasformate in tavole attraverso la fotografia ed inserite nel Kamishibai, antico teatro giapponese di carta che combina immagini e racconto orale.

Il tutto è stato donato alla comunità di Goriano Valli, e sarà collocato in esposizione in una delle stazioni del Mudi, il museo diffuso del Parco regionale Sirente Velino, ad aggiungersi al percorso tra stalle, cantine, pagliai e case storiche del borgo, messi generosamente a disposizione dagli abitanti, ciascuna dedicata ad un concetto, ad una visione del futuro, alla conoscenza di personaggi storici.

Ideatrice e direttrice artistica dell’intero progetto la professoressa Chiara Duronio, che ha seguito la realizzazione dei bassorilievi e del kamishibai, in questo secondo caso affiancata dal professor Giampiero Gigliozzi, mentre le professoresse Maria Lucia Carani e Patrizia Angelone hanno curato la parte storica e documentale del percorso.

Corale e partecipata la presentazione delle opere nella chiesetta di San Gaetano, dove forme aggraziate e cromie rinascimentali dell’ affresco attribuito al grande pittore Saturnino Gatti si sono fusi con il suono dolce e spirituale del flauto giapponese di Fabrizio Valente. Ad intervenire tra gli altri, Maria Grazia Guidone, della cooperativa di comunità Cuore delle valli, Mauro Congeduti di Italia Nostra e Fabio Massimo Fioravanti della Fondazione De Marchis.

Tornando al nostro fraticello: nel testo di padre Antonio De Magistris da Introdacqua, finalizzato ad avviare il processo di canonizzazione, riscoperto, trascritto e divulgato nel 2001 dalla professoressa Maria Alessandra Fornaciari Iarossi, si legge che Fra’ Berardinello era cinto ai fianchi per penitenza con due piastre di ferro, e raccoglieva e rimetteva nelle sue piaghe i vermicelli che cadevano a terra, perché “sono creature di Dio e si devono nutrire della mia carne”.

Tra i tanti miracoli, quello del carico di uova frutto della questua nei paesi vicini rimaste intatto dopo che il suo asino che lo trasportava era precipitato in un burrone, a seguito di un dispetto del demonio. Non è dato a sapere che fine abbia fatto invece l’asino. 

E ancora: la restituzione della vista ad un cieco, l’uso delle gambe ad un infermo, la guarigione da febbri, calcoli e mal di denti, l’immunità dalla peste per un mercante che doveva recarsi sulla costa dove la pandemia dilagava. Ma anche la rimozione di una spina di pesce dalla gola di un malcapitato, con il semplice ed efficacissimo tocco della sua bastonella, che come pomo aveva un teschio scolpito nel legno. 

Tanti anche i miracoli nel novero della moltiplicazione delle vettovaglie: il pecorino abbondantissimo da una scorza toccata sempre con la sua bastoncella, nella casa di un contadino per condire i maccheroni, dopo che l’ospitante si era scusato per l’inadeguatezza della sua mensa.

Sempre brandendo la sua bastoncella, gli bastò toccare l’arca di una poverissima donna per riempirla magicamente di pane fresco e profumato. E ancora si racconta del vino fatto sgorgare da una zucca che si era sfondata, il vino ​guasto dentro una botte tramutato​ in un nettare degno di un banchetto del re, il mosto fatto uscire in gran quantità da uve ​gelate e immature​.

Gli sciami di api lo seguivano in convento per costruire il loro alveare e produrre miele a beneficio dei frati. Un giorno Berardinello fu trattato a malo modo da un agricoltore a cui il frate aveva chiesto grano per il convento. 

Accadde così che migliaia di formiche al suo ordine andarono a svuotare i granaio, per poi farlo riportare al legittimo proprietario, dopo le scuse e il pentimento e dopo aver trattenuto il grano richiesto. Ma trattasi di miracolo a fin di bene, e per volontà del Padreterno, non di una sorta di estorsione.

Al suo passaggio gli uccelli intonavano canti, i pesci guizzavano fuori dagli stagni e dai fiumi, le volpi lo seguivano come docili cani.

Sulla strada del ritorno  verso il convento, in un gelido inverno, Berardinello fu sorpreso da una bufera di neve, i suoi confratelli temettero il peggio non vedendolo arrivare, ma il giorno dopo fu ritrovato in una radura, rannicchiato in preghiera e intorno a lui non era caduta la neve, e il terreno era asciutto.

Si racconta infine che alla sua morte, nel 1658, l’intera valle Subequana ai piedi del convento di San Giorgio fu inondata da un avvolgente profumo che sembrava provenire dal paradiso. Filippo Tronca